Ultimamente è tornato all’onore delle cronache il termine WOKE e la sua etimologia viene spesso stravolta.

La parola infatti, non allude, come qualcuno vuole fare credere, al cosiddetto politicamente corretto, no: il termine ha origini molto più dignitose, risale infatti agli anni ‘30 e vuole dire letteralmente svegliarsi, tenere gli occhi e le orecchie aperti sulle disuguaglianze, sulle discriminazioni, sulle ingiustizie.

Cosa c’è di più nobile? Eppure, c’è chi riesce a sporcare anche questo, come si fa infatti a definirsi “anti-woke”? L’atto di discriminare, l’essere razzisti o la mancanza di rispetto nei confronti del prossimo in generale, non può essere derubricata a imbavagliare i comici, a impedire la battuta al bar, a tacitare certa satira irrispettosa.

Mi viene quindi da pensare che chi detesta il “politicamente corretto”, ritenuto appunto la moderna accezione del woke, in verità non si indigna perché Checco Zalone non può più allegramente prendere in giro gli omosessuali (lo fa comunque), ma perché non vuole che l’attenzione si concentri su quanto ancora persistano omofobia, razzismo, discriminazioni, disuguaglianze ecc.; perché fa comodo invece strappare una risata e fingere che siamo un’umanità inclusiva, tollerante e contro le ingiustizie sociali.

Ma tornando al politicamente corretto, se fosse una branca del woke cosa ci sarebbe di male? Che il rispetto forse non è passibile di diventare modaiolo ahinoi?

Vogliamo davvero una società dove bullizzare le persone sovrappeso, deridere gli omosessuali, additare con spregio chi professa una fede diversa dalla nostra, diventi la quotidianità?

E che dire della figura della donna vista ancora come oggetto del desiderio? Del “catcalling” o del “se l’è cercata”?

Ecco siamo ancora una società dove l’uomo, inteso come maschio, ha troppo spesso un rapporto malato con la donna: la pretende, la ritiene sua proprietà e se lei si ribella, la uccide. Maschi figli di quel periodo storico che sosteneva il delitto d’onore e la donna come asservita dentro e fuori dal letto all’uomo.

E qui entra in ballo anche Mogol, sì lui, l’apprezzato autore e paroliere delle più famose canzoni di Battisti, cantante che ho amato ben inteso!

Avete letto i testi delle celeberrime canzoni di Battisti? Vi siete soffermati su quei contenuti?

Io mi sono imbattuta di recente in un documentario a lui dedicato.

Ebbene sono inorridita riflettendo, forse per la prima volta, su questi testi; prima, infatti, canticchiare i suoi noti brani era un automatismo del tutto vocale, ma se ci soffermiamo su quelle parole credo che oggi grazie anche al wokismo, non sarebbe possibile apprezzarne la natura.

“Tu sei mia, tu sei mia…voglio Anna…la mattina c’è chi mi prepara il caffè…e la sera c’è chi non sa dirmi di no…Io ti venderei Io ti venderei, se potessi farlo con un’altra donna ti baratterei. Non dire: “No”, lo so che ami un altro, ma che ci posso fare, io sono disperato perché ti voglio amare…”

Insomma, potrei continuare ma lascio a voi questo gioco e i vostri commenti in proposito.